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La ‘Pullicinella’ è un grande pupazzo realizzato con materiali semplici. Su una struttura di canna di bambù e legno di castagno, ricoperta di carta velina di differente colore, vengono create figure molto alte con le sembianze di celebri personaggi. Attualmente si costruiscono diverse ‘Pullicinelle’ ma in origine, precisamente fino al 1964, se ne costruiva una sola.
 
Il venerdì che precede l’ultima domenica di Agosto, le ‘Pullicinelle’ sfilano. Tale sfilata avviene da più un secolo e probabilmente dalla seconda metà del 1800. Non è possibile risalire alle prime sfilate, mancando in proposito notizie documentate, è solo possibile attenersi alle notizie raccolte durante la ricerca sul campo, basate su testimonianze tramandatesi oralmente in paese.
 
Attualmente , alle 20 e 30 circa le strade di Cellara iniziano a gremirsi di gente così, i ‘Tummarinari’ e i ragazzi si recano nell’atrio antistante la scuola elementare di Cellara (luogo in cui vengono costruiti questi giganteschi pupazzi e dal quale escono per la sfilata). I ‘Tummarinari’, i portatori delle ‘Pullicinelle’, i ragazzi del servizio d’ordine e i fotografi entrano nella scuola dove sono poste le ‘Pullicinelle’ e chiudono il cancello.
 
Qui i costruttori apportano le ultime modifiche alle ‘Pullicinelle’, vengono distribuite le magliette da indossare  me i ‘Tummarinari’ si esibiscono in rollate incalzanti e chiassose.
 
Al suono dei tamburi e della grancassa, tutti i portatori aiutano a far uscire le ‘Pullicinelle’ fuori dalla scuola e le adagiano per terra.
I portatori, eccetto Salvatore, si infilano nelle ‘Pullicinelle’ e iniziano a danzare, mentre i ragazzi del servizio d’ordine confabulano, si abbracciano e si incitano a vicenda. I ragazzi eseguono i primi cori, alcuni sono rivolti a Cellara e altri alle ‘Pullicinelle’ . Infine, si intonano quelli che sollecitano Salvatore ad entrare nella sua ‘Pullicinella’ affinché inizi la sfilata. Salvatore, dunque, galvanizzato dalla folla entra nella sua ‘Pullicinella’ e inizia a danzare. Tutti i ragazzi, dietro, lo seguono dando il via alla sfilata per le strade del paese ormai gremite di gente che attende il loro arrivo.
 
Dunque, con l’entrata di Salvatore nella sua ‘Pullicinella’ inizia la sfilata, accompagnata dal suono dei ‘Tummarini’ e dagli strilli e dai cori del corteo. Percorsi circa cento metri si ha il primo contatto con la folla. Il corteo applaude e si manifestano le prime esibizioni delle ‘Pullicinelle’ con balli, saltelli, inchini e corse sfrenate. All’arrivo del corteo sul corso, “ci sono delle tappe fisse come quella di casa Cesario dove ci viene offerto del vino. Altra tappa è quella della bottiglia di vino nascosta nella fessura del muro, che però è una tradizione che abbiamo iniziato noi come anche la tappa al bar di Camillo” ricorda Salvatore.
 
Arrivati a circa 60 metri da Piazza S. Sebastiano, Salvatore adagia la sua ‘Pullicinella’ per terra e i ragazzi del corteo si dispongono dietro di lui per prepararsi alla corsa finale per arrivare in Piazza, dove li attendono le altre ‘Pullicinelle’, il gruppo folkloristico, nonché la folla trepidante. Dopo aver ricevuto le solite indicazioni e raccomandazioni, Salvatore solleva la sua ‘Pullicinella’ e inizia la corsa. I ragazzi del corteo si spingono a vicenda e, arrivati in piazza, tutti danzano le tarantelle e i motivi suonati dai musicisti. Salvatore, allora, si svincola dalla folla per effettuare l’ultima tappa, questa volta senza vino, sul sagrato della Chiesa di S. Sebastiano per salutare i ragazzi della pesca di beneficenza . Fatto il solito inchino, raggiunge la piazza dove tutte le ‘Pullicinelle’ ballano per circa venti minuti.
 
Frattanto le ‘Pullicinelle’, una per volta, raggiungono le vasche dove inizia il rogo e quella di Salvatore arriva per ultima, per impedire che il fuoco produca fiamme troppo alte e pericolose. “Intorno a questo fuoco i ragazzi ballano, intonano canti e si divertono fino all’esaurimento delle fiamme. Finito questo rito si và tutti ad ascoltare la musica in piazza”.
 
Dalla comparazione della sfilata della ‘Pullicinella’ dei primi anni del 1900 con quella attuale, si evince che essa ha subito notevoli modifiche. Invero, come ho potuto verificare nei tre anni della mia esperienza sul campo, la festa subisce piccoli cambiamenti anche di anno in anno, connotando il carattere dinamico e progressivo delle tradizioni popolari. Sono innovazioni che si hanno all’interno di un canovaccio previamente costituito e socialmente accettato come valido e necessario.
 
Infatti, la sfilata si presenta come una prassi comunicativa fortemente socializzata, dove ogni elemento è altamente convenzionale, caratterizzato da un particolare stile figurativo, da movimenti tipici, da tipologie di personaggi, da suoni ecc. “L’improvvisazione, dunque si realizza nei limiti dei codici e stereotipi culturali che le garantiscono una funzione comunicativa” (Raffaella M. Ferrari, 1981).
 
La ‘Pullicinella’ ha esercitato, e tuttora continua ad esercitare, un’intensa funzione coesiva per l’identità Cellarese. Così, tutti gli appartenenti alla comunità, pur nella diversità dei ruoli, sono attori di un fatto teatrale nel quale il momento della partecipazione collettiva diventa il dato più significativo.
 
Le ‘Pullicinelle’ però non sono un simbolo per tutti e la sua valenza è riferibile a gruppi precisi di persone. Da una parte ci sono coloro che vedono le ‘Pullicinelle’ come una occasione del tutto inserita nel contesto globale come: “io la guardo con distacco e meraviglia perché dell’antica festa non è rimasto quasi nulla, ora si è globalizzata anche la ‘Pullicinella’”. Dall’altra vi sono coloro che si identificano: “noi vogliamo mantenere questa tradizione e sarebbe una tragedia non farla” in quanto “tu non hai idea come durante l’anno i Cellaresi aspettino questo giorno.” Infatti, precisa un’informatrice, “quanto sento dire che non la vogliono fare, mi viene la malinconia.”
 
Invero, la consapevolezza della funzione strategica della ‘Pullicinella’ come fonte di coesione sociale da utilizzare durante la festa, pare abbia indotto anche un tentativo di strumentalizzazione da parte delle forze più attente, diventando quasi uno strumento retorico attraverso il quale costruire livelli di appartenenza collettiva.
 
Un informatore molto critico rammenta che “ci fu un periodo in cui venivano addirittura derisi gli avversari politici. Ne costruivano due o tre che rappresentavano Cellaresi impegnati in politica, in seguito però si sono creati dei problemi, così si è preferito cambiare soggetti.”
 
Di conseguenza, “la scelta è ora orientata su eventi che avvengono durante l’anno. Quindi personaggi dello spettacolo, dello sport, della politica, dei cartoni animati, insomma qualsiasi spunto è buono.”
 
Si ritiene dunque, che il simbolo della ‘Pullicinella’ è un segno che non ha la sua origine in se stesso, ma essenzialmente nell’utilizzo, cioè nel bisogno di reintegrazione ad una storia e ad un immaginario più grande, per colmare la distanza-lontananza percepita sia sul piano individuale che in quello collettivo.
 
Un portatore così narra la sua partecipazione: “è bello perché sei il protagonista e poi è per me un motivo di soddisfazione e di orgoglio perché insegno qualcosa di bello alle nuove generazioni. Mi sento parte della storia. E’ una piccola storia che però mi dà grande orgoglio. Da piccolo, infatti, sentivo parlare di quelli che portavano la ‘Pullicinella’ quando io non ero ancora nato, le generazioni successive invece sentiranno parlare di me.”
 
Accade che, all’interno l’attuale dinamica di omologazione e di bisogno di partecipazione ad una realtà necessariamente globale ma spesso spersonalizzata, si pongono attualmente situazioni festive. La sfilata delle ‘Pullicinelle’ si delinea, verosimilmente, come momento di allegria, come collegamento alla tradizione e paradossalmente al presente.

Sergio Straface.

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